Como merita di più #5 | Como è fatta di persone | Alessandra Bonduri

La comunità come antidoto alla solitudine, il ruolo del Terzo Settore, l’importanza di restituire centralità alle relazioni umane e il caso della scuola Corridoni come simbolo di un rapporto sempre più difficile tra istituzioni e cittadini. Sono questi i temi affrontati nella quinta puntata di Como merita di più, il format ideato e condotto da Alessandro Nardone, che ha ospitato Alessandra Bonduri, già assessore del Comune di Como e fondatrice, insieme a don Fabio Melucci, dell’associazione Laboratorio dei Talenti Como.

Il filo conduttore della conversazione è racchiuso nel titolo della puntata. «Può sembrare un’affermazione scontata», osserva Nardone in apertura, «ma alla luce di quanto sta accadendo negli ultimi tempi vale la pena ricordarlo: Como è fatta di persone.»

Da qui prende avvio un confronto che parte dall’esperienza concreta del Laboratorio dei Talenti, nato per offrire ai ragazzi delle scuole medie un luogo in cui studiare, coltivare passioni e costruire relazioni.

«Ci occupiamo di organizzare pomeriggi per i ragazzi delle medie. Quest’anno ne abbiamo accolti ottanta, provenienti da cinque oratori. Pranzano con noi, li aiutiamo nei compiti e poi cerchiamo il loro talento attraverso attività come teatro, musica e cucina», racconta Bonduri. «Ci siamo chiesti quale risposta dare alla solitudine. Perché la solitudine può generare isolamento oppure gruppi vissuti in maniera negativa. Noi abbiamo scelto di offrire una risposta positiva, creando luoghi in cui i ragazzi siano liberi ma accompagnati dagli educatori e dai volontari.»

Un’esperienza che oggi coinvolge circa 130 volontari e che, secondo Bonduri, rappresenta un modello di comunità capace di prevenire il disagio prima ancora che diventi un problema sociale.

Il dialogo si allarga quindi al ruolo del Terzo Settore e al valore della comunità come elemento fondante della vita cittadina.

«Una città, prima di tutto, deve essere una comunità», afferma Bonduri. «Comunità significa stare insieme, prendersi cura gli uni degli altri, sentirsi più sicuri. Senza questo una città rischia di diventare soltanto un insieme di case e di strade. Una città senza comunità sopravvive, ma non vive.»

Una riflessione che trova piena sintonia con quella di Nardone. «Il tema della comunità mi sta particolarmente a cuore», osserva il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia. «Lo smartphone è uno strumento straordinario se migliora la qualità delle nostre relazioni e ci permette di condividere informazioni importanti. Diventa invece un problema quando ne diventiamo schiavi e lasciamo che siano gli algoritmi a decidere come impiegare il nostro tempo e la nostra attenzione.»

Il confronto si sofferma a lungo sul rapporto tra tecnologia e relazioni umane. Entrambi riconoscono le enormi opportunità offerte dal digitale, ma mettono in guardia dal rischio di sostituire la presenza fisica con quella virtuale.

«Abbiamo perso l’abitudine di stare insieme», osserva Bonduri. «Un conto è vedersi, camminare insieme, condividere un’esperienza; un altro è limitarsi a chattare. Perfino il dialogo sta cambiando: i ragazzi sono sempre più abituati a scrivere e sempre meno a parlarsi.»

Per Nardone il cambiamento riguarda ormai tutta la società. «Ci stiamo abituando all’istantaneità in ogni aspetto della vita. Pretendiamo tutto subito e questo modifica anche il nostro modo di relazionarci. Comunicare significa mettere in comune, condividere, ma rischiamo di disimparare proprio questa capacità.»

Tra gli esempi portati durante la puntata c’è anche quello delle vacanze organizzate dal Laboratorio dei Talenti, durante le quali l’uso dello smartphone viene limitato a un’ora al giorno. Una scelta educativa che, secondo Bonduri, permette ai ragazzi di riscoprire il valore del tempo trascorso insieme.

La seconda parte dell’incontro è dedicata a uno dei temi più sentiti in città: la vicenda della scuola Corridoni.

Per Nardone il nodo non riguarda soltanto la riorganizzazione degli spazi scolastici, ma soprattutto il metodo con cui vengono assunte decisioni che incidono sulla vita delle famiglie.

«Nessuno mette in discussione che un’amministrazione possa riorganizzare i propri spazi», afferma. «Il problema nasce quando tutto avviene senza una programmazione condivisa e senza dare alle famiglie e alle scuole il tempo necessario per organizzarsi. Le persone devono tornare al centro delle scelte amministrative.»

Bonduri condivide questa lettura e amplia il ragionamento, spiegando come la scuola rappresenti molto più di un semplice edificio.

«La Corridoni ha avuto un impatto fortissimo sulle famiglie e sul quartiere, perché la scuola è il primo baluardo di una comunità», sottolinea. «Quando ero assessore avrei voluto sviluppare il progetto delle scuole aperte proprio perché una scuola può diventare un luogo di aggregazione per tutto il quartiere. La Corridoni ha un valore storico e sociale e credo che siano mancati trasparenza, alternative e soprattutto dialogo. Tutto è stato calato dall’alto e questo ha lasciato una ferita nelle famiglie e nel territorio.»

Per entrambi, la vicenda rappresenta il simbolo di un problema più generale che riguarda il rapporto tra amministrazione e cittadini.

«Il tema è sempre lo stesso», osserva Bonduri. «Serve una maggiore capacità di ascolto. Che si parli di scuole, turismo o commercio, il dialogo con la città non può essere considerato un elemento secondario.»

Un concetto sul quale Nardone insiste anche guardando al futuro. «Mi auguro che questa vicenda rappresenti una lezione per la prossima amministrazione, quale che sia il suo colore politico. Como ha bisogno di un sindaco capace di dialogare, di comprendere i bisogni della città e di costruire decisioni partecipate. Ci sarà sempre qualcuno che non sarà d’accordo, ma il confronto con i cittadini non può mai mancare.»

Nel finale, la tradizionale domanda che dà il titolo al format.

«Como merita di più perché non è soltanto una città bellissima dal punto di vista naturalistico e architettonico», risponde Bonduri. «Merita di più perché è una bellissima comunità. Vorrei ritrovare quella socialità che ricordavo da bambina. Si dice spesso che i comaschi siano chiusi, ma in realtà abbiamo tanto da dare. Como merita di più per ritrovare quei fasti umani.»

Nardone raccoglie la riflessione con quella che diventa la sintesi dell’intera puntata: «Viva l’umanità, viva la comunità, viva lo stare insieme di persona.»

Un messaggio che va oltre il dibattito politico e richiama un’idea precisa di città: una Como che non si misura soltanto dalle opere pubbliche o dai numeri, ma dalla qualità delle relazioni tra le persone e dalla capacità delle istituzioni di ascoltare chi quella comunità la vive ogni giorno.

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